L'assioma di partenza è che Internet, in quanto mezzo di comunicazione, deve far parte del media mix. La continuazione di questo assioma è che la piattaforma di comunicazione di un brand deve essere integrata, ossia dire le stesse cose su tutti i mezzi.Tutto (quasi) corretto, se si seguissero le seguenti regole:
- Internet non è un mezzo di comunicazione ma una metastruttura della vita delle persone. E di conseguenza può anche fungere da mezzo di comunicazione, ma con logiche proprie e non controllabili dal brand (v. a tale proposito un mio post in archivio)
- La piattaforma di comunicazione è un di cui della strategia del brand che deve prevedere anche una strategia di posizionamento nei confronti del mondo digitale. E dal momento che è una funzione derivata e non primaria, non può guidare le scelte sul Digital
- Quando si definisce la piattaforma di comunicazione il Digital diventa una variabile condizionante e non solo un mezzo su cui applicarla. Perché altrimenti si rischia di non tener conto delle sue peculiarità e di utilizzarlo secondo logiche prettamente mainstream che poco hanno a che fare con questo. Con la conseguenza che i risultati non arrivano.
- Internet non è sempre necessariamente il mezzo più adatto per veicolare la piattaforma di comunicazione. In alcuni casi può essere utilizzato per altri progetti strategici, ma non afferenti alla piattaforma (ecommerce ad esempio, oppure parlare a target secondari)
- La "comunicazione a 360°" non deve diventare una scusa per i marketing manager per tenere sotto controllo il Digital pur non capendone e volerlo fare a tutti i costi
Prima di imbatterci in questa avventura chiediamoci perché (reason why) le persone dovrebbero interagire (call to action) con noi stante quello che gli stiamo dicendo. Non sto negando la coerenza della comunicazione, ne sono un agguerrito sostenitore. Ma solo se ha senso nei confronti delle persone con cui vogliamo parlare.
(Cartoon thanks to Cartoonstock)

